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“Triangolazione” Armi, Italia coinvolta ?

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03824

Atto n. 3-03824

Pubblicato il 20 giugno 2017, nella seduta n. 842

COTTI , CAPPELLETTI , GIARRUSSO , MONTEVECCHI , PUGLIA – Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale e della difesa. -

Premesso che:

cronache giornalistiche apparse su “Avvenire” del 17 e 18 giugno 2017 hanno dato notizia delle risultanze di un rapporto investigativo ONU, di prossima pubblicazione, in cui verrebbe attestata una triangolazione illegale di armi che coinvolgerebbe anche l’Italia;

gli osservatori delle Nazioni Unite avrebbero ottenuto prove di alcune consegne di armamenti partiti dagli Emirati arabi uniti e arrivati, con navi dell’Arabia saudita, in Libia, Paese sotto embargo, per alimentare le fazioni armate locali;

a rivelare per primi il contenuto del report sono stati i giornalisti di “Middle east eye”, che riferiscono di elicotteri da guerra, cacciabombardieri e blindati partiti dagli Emirati e destinati in particolare alle forze del generale Khalifa Haftar, nemico del Governo di Tripoli riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto dall’Italia;

secondo gli articoli stampa, nelle 299 pagine del dossier ONU si riferirebbe anche del traffico di armi leggere, di cui gli Emirati, notoriamente, sono tra i principali acquirenti dall’Italia;

il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, contattato dalla citata testata giornalistica, non avrebbe rilasciato alcun commento ufficiale;

la maggior parte degli analisti e degli esperti di intelligence sentiti dal giornale concorderebbe nel ritenere che i Paesi produttori delle armi non fossero consapevoli, al momento dell’esportazione negli Emirati arabi, della reale destinazione degli armamenti e che, in caso contrario, sarebbero complici del traffico illegale;

la legge n. 185 del 1990 vieta l’esportazione di armamenti quando in contrasto con i fondamentali interessi della sicurezza del nostro Stato e della lotta contro il terrorismo, nonché quando manchino adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali, prevedendo altresì l’eventuale sospensione o revoca di autorizzazioni già concesse per gravi motivi nel frattempo subentrati;

il divieto viene esteso anche nei casi di cessione all’estero delle licenze di produzione e alla delocalizzazione produttiva di materiali di armamento da parte di imprese italiane iscritte al registro nazionale delle imprese, quando non sussistano certezze sulla destinazione finale delle armi prodotte nello Stato terzo;

in base al trattato sul commercio delle armi e alla “common position” dell’Unione europea sull’export di armamenti, l’Italia deve seguire una rigorosa valutazione del rischio, caso per caso, su ogni proposta di trasferimento di armamenti per determinare se esista il sostanziale rischio che le armi possano essere usate da chi le riceve per compiere o facilitare gravi violazioni delle leggi internazionali. In base a tali elementi l’Italia sarebbe tenuta a negare la licenza per l’esportazione;

il trattato, all’articolo 6, prevede il divieto per gli Stati aderenti di autorizzare l’esportazione di armamenti, qualora si sia a conoscenza del fatto che possano essere utilizzati per commettere atti di genocidio, crimini contro l’umanità, gravi violazioni della convenzione di Ginevra del 1949, attacchi diretti a obiettivi o a soggetti civili o altri crimini di guerra;

l’Italia esporta armi soprattutto verso gli Emirati arabi uniti, tanto da risultare nel 2016, per volume, il terzo fornitore del Paese;

il settore delle esportazioni di armi in Italia è dominato per la maggior parte da aziende controllate in varia misura dal gruppo Leonardo, ex Finmeccanica, di cui il Governo è azionista;

negli anni sono stati trasferiti agli Emirati arabi uniti ingenti quantitativi di armamenti: navi, elicotteri, missili, cannoni e soprattutto armi leggere;

a parere degli interroganti occorre accertare il livello di coinvolgimento, responsabilità e omissione dei controlli del nostro Paese relativamente ai fatti portati a conoscenza dell’opinione pubblica con gli articoli apparsi su “Avvenire”;

nel 2003 il nostro Governo ha sottoscritto con gli Emirati arabi uniti un accordo di cooperazione militare,

raiparlamentosi chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se ritengano di poter escludere tassativamente che armamenti, o loro componenti, prodotti in Italia e trasferiti negli Emirati arabi uniti, o ivi prodotti su licenza, siano stati a loro volta illegalmente trasferiti in Libia;

se, in base alla normativa vigente e ai regolamenti d’attuazione, intendano chiedere ai produttori di armamenti trasferiti negli Emirati arabi uniti, o ivi prodotti su licenza, garanzie circa l’impiego dei materiali, incluse certificazioni di utilizzo finale e informazioni dettagliate sugli utilizzatori finali;

se ritengano che l’esportazione di armi dall’Italia verso gli Emirati arabi uniti sia da considerarsi conforme alla politica estera e di difesa dell’Italia e non in contrasto con i fondamentali interessi della sicurezza del nostro Stato e della lotta contro il terrorismo, come prevede la legge n. 185 del 1990;

se non ritengano opportuno, data la possibilità che da alcuni Stati formalmente amici o alleati siano trasferiti armamenti verso Paesi terzi sotto regime di embargo, adottare un comportamento prudenziale in relazione al commercio di armi, provvedendo a sospenderne il commercio con gli Emirati arabi uniti;

in che cosa consistano gli accordi in materia di cooperazione militare in essere con gli Emirati arabi uniti e se possa essersi realizzato un traffico illegale di armi verso la Libia attraverso gli stessi accordi.

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