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	<title>Sito ufficiale di Roberto Cotti &#124; Portavoce del MoVimento 5 Stelle - Senatore della Repubblica Italiana &#187; Servitù militari</title>
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		<title>Cagliari, servitù e immobili militari: la Difesa paga l’Imu?</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Dec 2017 21:05:27 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>“&#8230;. all’amministrazione comunale di Cagliari notizia sull’accertamento, ai fini dell’Imposta Municipale Propria I.M.U, a far data dal 2012, svolto dal Comune di Cagliari riguardo a proprietà abbandonate, inutilizzate, dismesse e non più destinate ai fini istituzionali, in capo al ministero della Difesa, ovvero se a seguito di accertamento – qualora fosse stato avviato – il Demanio abbia provveduto a corrispondere l’imposta, in quale misura e per quali immobili”. E’ quanto ho chiesto al Comune di Cagliari nella mia richiesta di accesso civico.</p>
<p>La norma del 2011 è chiara: stabilisce che la tassa comunale sugli immobili è dovuta anche per le strutture non utilizzate per attività istituzionali dello Stato. Proprio per questa norma, a Sesto Fiorentino, il ministero della Difesa ha subito un accertamento milionario per la caserma Donati, non più utilizzata e il Demanio sta già pagando l&#8217;Imu per altre caserme abbandonate.</p>
<p>Da qui l’interrogativo per fare chiarezza sugli immobili della Difesa ubicati a Cagliari (ma l’iniziativa potrà essere ripetuta in tutti i comuni isolani) ed evitare che questi, laddove non più utilizzati (od occupati, civilmente, da personale non riconducibile ai militari) siano sottratti all’imposizione dell’Imu.</p>
<p>L’elenco degli immobili militari a Cagliari è lunghissimo (<span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://goo.gl/yqD5NU">https://goo.gl/yqD5NU</a></span>), potrebbero saltare fuori sorprese di non poco conto. Attendo risposte, spero di essere rassicurato in proposito e di non dover prendere atto di spiacevoli situazioni, come quelle concretizzatesi a Sesto Fiorentino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.robertocotti.it/wp-content/uploads/2017/12/sito1.png"><img class="alignnone size-full wp-image-2408" src="http://www.robertocotti.it/wp-content/uploads/2017/12/sito1.png" alt="sito1" width="904" height="749" /></a></p>
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		<title>Sardegna, servitù militari: il Consiglio  regionale dà via libera ad accordo al ribasso</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Dec 2017 19:40:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Grave passo falso della Regione e di una classe politica miope che ha svenduto le ragioni di un popolo.  Siamo tornati indietro di 10 anni, in senso peggiorativo rispetto  al protocollo d&#8217;intesa siglato con la Difesa nel marzo del 2007 (QUI: https://goo.gl/gRb9Tj   https://goo.gl/hnMwLq), che produsse pochi risultati nonostante l&#8217;elevato numero di beni militari dichiarati dismissibili. Se ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Grave passo falso della Regione e di una classe </strong><strong>politica miope che ha svenduto le ragioni di un popolo. </strong></p>
<p>Siamo tornati indietro di 10 anni, in senso peggiorativo rispetto  al protocollo d&#8217;intesa siglato con la Difesa nel marzo del 2007 (QUI: <a href="https://goo.gl/gRb9Tj">https://goo.gl/gRb9Tj</a>   <a href="https://goo.gl/hnMwLq">https://goo.gl/hnMwLq</a>), che produsse pochi risultati nonostante l&#8217;elevato numero di beni militari dichiarati dismissibili. Se poi dovessimo raffrontare l’elenco, le dimensioni, il numero e la qualità delle ipotetiche dismissioni contenute nel “Protocollo d’intesa Pigliaru”, tanto sbandierato in questi giorni come “storico” dal presidente della Regione, rispetto all’accordo definitivo sottoscritto da Soru nel 2008 (QUI: <a href="https://goo.gl/HnhpEk">https://goo.gl/HnhpEk</a> <a href="https://goo.gl/vsHXAR">https://goo.gl/vsHXAR</a>), sarebbe fin troppo facile etichettare come vero e proprio inganno dei sardi quanto oggi approvato dal Consiglio regionale. Infatti, è facilmente rilevabile come la grandissima parte dei beni del 2008 che si voleva trasferire alla Regione (per un valore all&#8217;epoca stimato in oltre 200 milioni di euro), siano ora spariti come d’incanto dalla bozza di intesa che si vuole sottoscrivere con il governo Gentiloni. Un&#8217;intesa sulle briciole, quindi. Dire che comunque ogni concessione sia meglio di niente, non serve a rilanciare con forza l&#8217;idea di liberare le nostre  terre dalle servitù militari, per un utilizzo civile, produttivo, ambientalmente ed eticamente sostenibile. Il via libera alla sottoscrizione del protocollo d’intesa sulle servitù militari è un grave passo falso della Regione e di una classe politica miope che ha svenduto le ragioni di un popolo sull’altare del proprio interesse e futuro politico, per non dire prossimo elettorale. Cinquant&#8217;anni di battaglie e rivendicazioni buttati alle ortiche, vergogna.</p>
<p><a href="http://www.robertocotti.it/wp-content/uploads/2017/12/io-non-posso-entrare.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2313" src="http://www.robertocotti.it/wp-content/uploads/2017/12/io-non-posso-entrare.jpg" alt="io-non-posso-entrare" width="812" height="540" /></a></p>
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		<title>Poligoni militari, accordi per tutela salute e ambiente: due anni di chiacchiere ma nessun risultato</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Dec 2017 18:04:53 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Roma, 11 dicembre &#8211;  </strong>Il re è nudo. O meglio, fa orecchie da mercante. I ministri della Difesa e dell’Ambiente li definirono e salutarono come &#8220;importanti e strategici strumenti&#8221; per verificare che tutto fosse a norma per la salute e sicurezza dei cittadini e dell’ambiente, ma ora, grazie ai documenti che ho potuto acquisire, si scopre che a distanza di 2 anni e mezzo si è ancora al punto di partenza. Sono infatti 17 i documenti  che ho ricevuto dal Ministero dell’Ambiente e dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) a seguito delle richieste di accesso agli atti formalizzate sul finire dell’ottobre scorso. A dir poco imbarazzanti.</p>
<p>Dai documenti si evince il grave e poco collaborativo comportamento della Difesa, benchè la stessa, più volte, sia stata sollecitata dal ministero dell’Ambiente ad adempiere ai compiti pattuiti. L&#8217;impegno all’epoca fu solenne. Si disse: “Aumentiamo i controlli ambientali e la trasparenza nelle aree ed esercitazioni militari, crediamo che questo vada nell&#8217;interesse dell&#8217;ambiente e dei cittadini”. Ebbene, a distanza di anni i risultati sono pari a zero, solo chiacchiere”.</p>
<p>I documenti più importanti sono quelli  classificati All.1; All.1d; All.1_f e All.3c/bis. Da questi è possibile capire come dai questionari predisposti dal ministero dall’Ambiente (e maldestramente compilati dalla Difesa) siano emerse criticità, anomalie, mancanze sul piano formale e del merito. Il ministero dell’Ambiente, nonostante abbia sollecitato più volte la Difesa a volere rimediare sugli stessi, non ha ancora ottenuto soddisfazione, tanto che non è stato possibile redigere nei tempi stabiliti la prevista Relazione annuale sullo stato di “salute” dei poligoni militari.</p>
<p>In particolare, rispondendo ai miei quesiti,   il ministero dell’Ambiente scrive: “Non si hanno al momento elementi in merito ai controlli di radioattività ambientale, che potranno essere valutati solo una volta forniti dal ministero della Difesa”. Poi: “Non sono ancora state condivise metodologie specifiche relative all’effettuazione dei rilievi e delle misurazioni nei siti interessati, da parte dei competenti organi tecnici della Difesa”. E in ultimo: “Pur dovendosi prevedere che la parte più sostanziosa ed utilmente sfruttabile del suddetto Protocollo d’intesa sia ancora da concretizzare all’esito dell’acquisizione di un quadro situazionale completo, ancora non raggiunto”.</p>
<p>“Ma la cosa più allarmante si rileva nei verbali di riunione tra i ministeri Ambiente e Difesa del 30 novembre 2016 e dell’11 luglio 2017. Nel primo si apprende che il rappresentante della difesa ha lamentato (testuale) “la difficoltà derivante dalla necessità di trattare le questioni e tematiche ambientali dei poligoni militari con diversi interlocutori istituzionali, segnatamente varie Autorità regionali e locali, che sono tra loro di diverso orientamento e sensibilità sulle questioni trattate”. Nel secondo si può leggere l’intervento di un tecnico del ministero dell’Ambiente che (testuale) “fa rilevare la specifica criticità inerente ai dati forniti sui monitoraggi della radioattività; richiede poi di avere dei riferimenti nominativi degli autori del monitoraggio, comunicando che i dati, una volta riveduti e corretti, potranno essere inseriti nella pertinente banca dati nazionale. Richiede altresì specifiche informazioni sulla mancanza di dati di monitoraggio negli ultimi anni per il P.I.S.Q. (Poligono Interforze del Salto di Quirra”.</p>
<p>Non meno imbarazzante è la risposta che ho ricevuto dall’ISPRA. In questo caso chiedevo notizie sullo stato di esecuzione di un altro accordo (in quel caso firmato dallo Stato maggiore dell&#8217;Esercito),  del  2016, per la collaborazione in materia di tutela ambientale. Ebbene, dei tre passaggi previsti dalla convenzione per rimuovere i residuati dal mare di Capo Teulada tutto è ancora fermo: per arrivare alla fase della bonifica vera e propria ci vorranno almeno altri due anni.</p>
<p>C’è  qualcuno, in Sardegna, che ancora crede ai pezzi di carta sottoscritti dai massimi livelli istituzionali, agli accordi di programma, ai protocolli in difesa dell’ambiente e della salute dei sardi? O paura di sì, ad iniziare da viale Trento. La realtà è ben diversa, ora anche documentabile: la Difesa continua a farsi beffe della Sardegna. Impunemente. E’ sarebbe ora di dire basta.</p>
<p>QUI L&#8217;ACCORDO QUADRO: <a href="https://goo.gl/weLqQX">https://goo.gl/weLqQX</a> &#8211;</p>
<p>QUI IL PROTOCOLLO D&#8217;INTESA: <a href="https://goo.gl/3xsvBJ">https://goo.gl/3xsvBJ</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.robertocotti.it/wp-content/uploads/2017/12/premessa.png"><img class="alignnone size-large wp-image-2308" src="http://www.robertocotti.it/wp-content/uploads/2017/12/premessa-1024x864.png" alt="premessa" width="620" height="523" /></a></p>
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		<title>Vicenza: International Global Conference No War</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2017 20:01:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sabato 14 Gennaio al Presidio Permanente ci sarà una grande conference mondiale alla quale parteciperanno tutte le realtà del pianeta che stanno lottando contro la presenza delle servitù militari nel loro territorio e contro la guerra. Il Presidio Permanente NO DAL MOLIN si trova a CALDOGNO in via Ponte Marchese (zona Lobia) a circa 5km ...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Sabato 14 Gennaio al Presidio Permanente ci sarà una grande conference mondiale alla quale parteciperanno tutte le realtà del pianeta che stanno lottando contro la presenza delle servitù militari nel loro territorio e contro la guerra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Presidio Permanente <b>NO DAL MOLIN </b>si trova a <b>CALDOGNO in via Ponte Marchese (zona Lobia)</b> a circa 5km a nord dal centro di <strong>Vicenza (Veneto)</strong> per arrivare da Vicenza seguire via Sant&#8217;Antonino, superare l&#8217;aeroporto DAL MOLIN, il presidio è visibile sulla sinistra.</p>
<div class="imgtesto">
<p style="text-align: justify;"><strong>Inizio lavori ore 15.30</strong><br class="autobr" />Interventi dal vivo e in web conference:<br class="autobr" />David Vine (USA), David Swanson (USA), Toby Blomè (USA), Corazon Fabros (Filippine), Selay Ghaffar (Afghanistan), Loohan Paik (Haway), Michel Bevacqua (Guam), Amy Holmes (Egitto), Sabrina Jean (Inghilterra), Antonio Mazzeo (Sicilia), Attivisti No Muos (Sicilia), Attivisti Sardi contro le servitù Militari (Sardegna), Attivisti No dal Molin (Vicenza).<strong>Roberto Cotti Senatore membro della IV Commissione Difesa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.robertocotti.it/wp-content/uploads/2017/01/nodal2.jpg"><img class="wp-image-1255 size-full aligncenter" src="http://www.robertocotti.it/wp-content/uploads/2017/01/nodal2.jpg" alt="nodal2" width="380" height="263" /></a>programma in aggiornamento</p>
<p style="text-align: justify;">info tecniche e logistiche:<br class="autobr" /><a class="spip_url spip_out auto" href="http://www.globalproject.info/" rel="nofollow external">www.globalproject.info</a><br class="autobr" /><a class="spip_url spip_out auto" href="http://www.nodalmolin.it/" rel="nofollow">www.nodalmolin.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Dagli USA <br class="autobr" />David Vine (Washington), <br class="autobr" />è professore associato di Antropologia presso l’American University di Washington, DC. E’ l’autore di Isola della vergogna: La storia segreta della base militare degli Stati Uniti su Diego Garcia e di Base Nation: How U.S. Military Bases Abroad Harm America and the World (American Empire Project) /react-text <br class="autobr" />react-text: 133 Suoi articoli sono apparsi sul New York Times, il Washington Post, il Guardian, Mother Jones, l’Huffington Post, il Chronicle of Higher Education, tra gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">David Swanson (Virginia), <br class="autobr" />è un attivista, blogger e scrittore (suoi libri: Daybreak: Undoing the Imperial Presidency and Forming a More Perfect Union; War Is a Lie, When the World Outlawed War e War No More: The Case for Abolition. Fa parte del movimento World beyond War. Da studente con uno scambio culturale è venuto a studiare a Bassano, e da lì ha seguito il NoDalMolin.</p>
<p style="text-align: justify;">Toby Blomè (S. Francisco), <br class="autobr" />è attivista di Code Pink ed è fra gli organizzatori delle proteste mensili davanti alla base della air force di Beale e una o due volte all’anno davanti alla base di Creech nel Nevada (basi da cui partono i droni).</p>
<p style="text-align: justify;">Selay Ghaffar (Kabul),<br class="autobr" />è una delle icone del movimento democratico e femminista in Afghanistan, direttrice e fondatrice di Hawca – Humanitarian Assistence for Women and Children of Afghanistan( /react-text <a class="spip_url spip_out auto" href="http://www.hawca.org/" rel="nofollow external">www.hawca.org</a> react-text: 151 ), ha rappresentato la societa’ civile afghana in tutti gli incontri organizzati dall’ONU. Insignita nel 2011 della menzione speciale del Premio per la Pace della Regione Lombardia, Selay Ghaffar, paragonata da molti alla birmana Aung San Suu Kyi, è anche stata una delle due rappresentanti della società civile selezionate per intervenire alla conferenza di Bonn del dicembre 2011 che ha visto riunita la diplomazia internazionale per parlare di Afghanistan. Oggi fa parte di Hambastagi unico partito laico, democratico, interetnico e indipendente esistente in Afghanistan.</p>
<p style="text-align: justify;">Koohan Paik (Hawai),<br class="autobr" />è cresciuta in Corea e Guam, è coordinatrice del programma Asia-Pacifico presso l’International Forum sulla Globalization. E’ anche giornalista, insegnante, e regista pluripremiata . Alcuni suoi articoli recenti che si occupano delle tematiche del Pacifico sono apparsi su The Progressive, e The Nation. E’ co-autore del Superferry Chronicles: Hawaii in rivolta contro il militarismo, la commercializzazione e la profanazione della Terra (2008), con Jerry Mander</p>
<p style="text-align: justify;">Amy Holmes (Cairo),<br class="autobr" />è un assistente professore di sociologia presso l’Università Americana del Cairo. Dr. Holmes sta attualmente ultimando un manoscritto intitolato Contentious Allies: Social Unrest and the American Military Presence in Turkey and Germany 1945-2005. Questo manoscritto rappresenta la prima storia sociale della presenza militare degli Stati Uniti in Turchia e Germania. Lo scopo della sua ricerca è stato quello di capire le cause e le conseguenze di opposizione alla presenza militare americana all’estero attraverso approfonditi studi di caso di contesa anti-base in due importanti alleati della NATO.</p>
<p style="text-align: justify;">Corazon Fabros (Filippine),<br class="autobr" />è un’attivista di lunga data del movimento Stop the War Coalition e Anti-Treaty Movement</p>
<p style="text-align: justify;">Antonio Mazzeo, <br class="autobr" />Peace-researcher e giornalista impegnato nei temi della pace, della militarizzazione, dell’ambiente, dei diritti umani, della lotta alle criminalità mafiose. Ha pubblicato alcuni saggi sui conflitti nell’area mediterranea, sulla violazione dei diritti umani e più recentemente un volume sugli interessi criminali per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina (&#8220;I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina&#8221;, Edizioni Alegre, Roma). Ha ricevuto il &#8220;Premio G. Bassani &#8211; Italia Nostra 2010&#8243; per il giornalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sabrina Jean (Inghilterra)<br class="autobr" />è la presidente e rappresentante dei rifugiati di Diego Garcia in U.K.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Convocazione dell’evento.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’inferno vissuto ad Aleppo a dicembre, punta dell’escalation di violenza della guerra in Siria, è ancora sotti gli occhi di tutti. Non solo in Siria, ma anche in moltissimi altri paesi una guerra guerreggiata o a bassa intensità, a causa delle permanenti occupazioni militari, sta producendo vittime e servitù militari. Afghanistan, Egitto, Guam, Hawaii, le Filippine, la Turchia sono solo alcuni dei nomi in cui l’azione bellica ha provocato vittime e distruzione, oppure in cui ha sottomesso intere comunità forzando l’accoglienza di basi militari e industrie belliche, i cui prodotti sono tutti orientati alla guerra da fare all’esterno dei paesi delle potenze mondiali. Gli interessi economici e politici delle oligarchie al potere sono ben rappresentati dalle strategie geopolitiche degli attori potenti del mondo, tra vecchi e nuovi attori, dagli Usa e Russia fino alla Cina e all’Iran, passando per l’Europa. Dal Presidio No Dal Molin vogliamo parlare di tutto questo, perché solo se si comprende come viene portata avanti la guerra possiamo trovare i mezzi giusti per contrastarla e costruire l’alternativa di pace. Ma per farlo abbiamo bisogno di condividere pratiche e ragionamenti con tutte le realtà che combattono da anni contro la guerra e le servitù militari in ogni angolo del globo. Come dice Terzani, “se vogliamo capire il mondo in cui siamo, lo dobbiamo vedere nel suo insieme e non solo dal nostro punto di vista”. Ecco, partiamo dal nostro punto di vista per metterlo accanto agli altri e trovare le parole giuste, valide per tutti, che possano finalmente contrastare le politiche di morte e di distruzione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Presidio No Dal Molin&#8221;</em></p>
</div>
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		<title>Obbligo intesa per servitù militari?    NO del Senato che boccia emendamenti M5S</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2014 19:46:42 +0000</pubDate>
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<blockquote><p><strong>Senato della Repubblica</strong><br />
<strong>Riforma della Carta costituzionale</strong><br />
<strong>Giovedì 7 agosto 2014</strong><br />
In 4 minuti e 52 secondi viene bocciata la possibilità di limitare i danni dei poligoni militari, soprattutto della Sardegna (interessata da circa il 65% delle servitù militari nazionali), obbligando lo stato a delle intese con le regioni prima dell&#8217;utilizzo degli stessi. L&#8217;emendamento 33.3 a prima firma Roberto Cotti (M5S) viene bocciato dall&#8217;Aula (e dalla maggioranza di governo guidata dal Pd di Matteo Renzi) con 180 voti. I favorevoli saranno 51. Il testo dell&#8217;emendamento Cotti, bocciato dall&#8217;Aula, recava: &#8220;All’articolo 120 della Costituzione, dopo il primo comma, è inserito il seguente: &#8220;L’impiego permanente di parti di territorio nazionale come poligoni militari per esercitazioni a fuoco è consentito previa intesa con la Regione o Provincia autonoma interessata, anche ai fini dell’adozione di adeguate misure compensative di carattere economico e sociale&#8221;.</p>
<p>&#8220;Per la serie: &#8220;continuate a farci del male&#8221;. E&#8217; il primo commento del senatore cinquestelle Roberto Cotti, che aggiunge: &#8220;Se il buongiorno si vede dal mattino questa giornata passerà alla storia. Non solo e tanto per la bocciatura di un emendamento che avrebbe condizionato l&#8217;utilizzo dei poligoni militari alla necessaria intesa con le Regioni, ma soprattutto perchè &#8211; per quanto mi risulta in questi minuti &#8211; anche l&#8217;emendamento che avrebbe salvato in qualche maniera la specialità delle Regioni autonome subirà tra non molto identica sorte, con una bocciatura dell&#8217;Aula o la riproposizione sotto forma di ordine del giorno, il chè vorrebbe dire attribuire allo stesso un inutile valore giuridico. Spero che non accada, ma se ciò dovesse avvenire i sardi sapranno una volta per tutte con chi se la dovranno prendere a partire da domani</p>
</blockquote>
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		<title>Cotti (M5S) su Servitù militari in Sardegna (Biblioteca Senato)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2013 10:48:05 +0000</pubDate>
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<p><strong>BIBLIOTECA DEL SENATO-Lunedì 16 dicembre 2013, ore 17,00</strong><br />
<strong>Piazza della Minerva 38-Roma-</strong></p>
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