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Londra, pugno duro della security: fermato e poi espulso dalla DSEI

Mentre manifestavo contro l’export di bombe (made in Sardegna) in Arabia Saudita.

Londra, 14 settembre 2017 – Le armi più avanzate e più letali del mondo. Decine di Paesi, inclusi Stati tra i più repressivi del pianeta, centinaia di aziende che a diverso titolo producono e commercializzano armi di ogni genere, migliaia di strumenti di guerra e morte messi in vetrina: sono i numeri della Defence and Security Equipment International (DSEI) di Londra, una delle fiere più importanti al mondo del settore militare. Mentre all’esterno del recinto fieristico un centinaio di pacifisti venivano arrestati con l’accusa di aver turbato la circolazione stradale e occupato il suolo pubblico (cercavano di bloccare l’afflusso di materiali ed equipaggiamento militare degli espositori), il senatore del M5s Roberto Cotti riusciva a penetrare le strettissime maglie dei controlli, entrando nei padiglioni fieristici.

Un blitz studiato con precisione e pianificato nei minimi dettagli. Obiettivo lo stand della Rheinmetall, ovvero l’azienda tedesca a cui la Rwm Italia srl di Domusnovas fa capo. Qui il senatore sardo, sciarpa pacifista al collo, per diversi minuti è riuscito a esporre alcuni manifesti di protesta, uno dei quali riproducente proprio le bombe sarde imbarcate all’aeroporto di Cagliari/Elmas (l’altro recava la scritta: “ITALY ARMS FUELLING WAR IN YEMEN – IMMORAL – ILLEGAL – INCOHERENT”), prima che arrivasse precipitosamente il plotone della security interna (una decina di persone in tenuta antisommossa), chiamato verosimilmente dai rappresentanti dell’azienda tedesca.

Prima il fermo, poi le operazioni di identificazione, il sequestro dei manifesti e la perentoria richiesta di cancellazione delle foto dallo smartphone del parlamentare italiano (ma miracolosamente alcuni scatti del senatore si sono salvati…). In ultimo l’espulsione dal recinto fieristico. A quel punto al senatore non è rimasto altro che manifestare fuori dagli stand fieristici insieme ai militanti di decine di organizzazioni pacifiste, con cui ha avviato importanti contatti, raccontando quanto accade in Italia.

“Mi hanno informato – riferisce Cotti – che il mio nominativo farà parte di una sorta di black list e quindi mi sarà impossibile, d’ora in avanti, accedere a qualsiasi fiera che tratti armamenti. Mi sono fatto una bella risata: sappiano che sono pronto a ripetere il blitz, sappia la Rheinmetall che la protesta non finisce a Londra, figuriamoci se in Sardegna o nelle aule parlamentari dove tra breve verrà discussa una mia mozione che chiede al governo italiano un immediato embargo delle armi in Arabia Saudita. Mi dispiace solo di non essere riuscito a raggiungere anche lo stand “Leonardo” (ex Finmeccanica), dove avevo pianificato una più efficace protesta, questa volta contro il nostro Governo, complice dei crimini in Yemen a causa delle continue autorizzazioni che concede per l’export di armi in uno degli Stati più repressivi al mondo: l’Arabia Saudita. Paese, questo, che da sempre fa la parte del leone alla DSEI di Londra, dove gode di assoluta immunità dagli strali su democrazia e diritti umani, anche a dispetto della sanguinosa guerra condotta nello Yemen negli ultimi anni. La cosa più incredibile che ho visto? Semplice, lo slogan che capeggiava nello stand della Rheinmetall: “Sustainable Solution”. Cose da matti. Poi mi hanno anche chiesto cosa rappresentasse la sciarpa che indossavo: se la situazione non fosse così tragica ci sarebbe stato da ridere”.

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